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Le regole del gioco PDF Stampa E-mail

Dopo moltissimi anni di pratica e diversi correttivi necessariamente apportati per mantenere il livello tecnico tradizionale e spirituale della Scuola, oggi si rende necessario stabilire una definizione chiara e semplice delle caratterizzazioni che una cintura nera deve avere per essere veramente tale e chiaramente differente da soggetti di altre realtà.

La definizione non è mai stata necessaria e mai lo sarà per quanto riguarda lo spirito profondo e il senso di appartenenza alla Yoshin Ryu.

Per fare chiarezza però è necessario stabilire delle semplici regole che con il passare del tempo evidentemente non sono più state autonomamente e semplicemente seguite.

Oggi stabiliamo che requisiti necessari, anche se non sufficienti, sono:

  • la frequenza e la partecipazione alla vita e alle iniziative della Scuola
  • l’appartenenza nei fatti, ovvero la condivisione delle linee guida della Scuola
  • l’equilibrio personale e la capacità di relazione
  • le capacità psicofisiche e le competenze tecniche

Tutto ciò non rappresenta certo una novità.
E’ una novità forse doverlo rimarcare e stigmatizzare.
Quando qualcuno parla dei "vecchi tempi" o che "la Scuola non è più come una volta", ha in parte ragione, ma non sa di cosa sta parlando; perché ciò che oggi è necessario stabilire era semplicemente la normalità vissuta e sentita da chi praticava per passione e con la gioia di farlo.
Non è necessario stabilire dei tempi e delle modalità di gioco ad un bambino, è evidente che si autoregola e modifica così anche la propria competenza ed abilità di gioco cambiando anche il gioco stesso con il passare del tempo.
Gli adulti hanno il compito dell’osservazione e della comprensione dei cambiamenti del bambino, possono guidare ed indirizzare fornendo stimoli ma facendo salva l’individualità e la crescita psichica del bambino; sono utili anche per far notare i cambiamenti al bambino ed accrescere così la sua autostima.

La Scuola Yoshin Ryu si può accomunare ad una scuola materna forse, non ad una scuola dell’obbligo.
Nella mente del praticante questo è teoricamente chiaro, ma l’impulso all’avanzamento di livello come se si trattasse di una classe superiore è altrettanto compresente e costituisce una contraddizione.
Contraddizione che è comprensibile ma è infantile nel senso negativo del termine e non costituisce quindi una crescita per la Scuola ma purtroppo una battuta d’arresto.
Se è vero che il tutto dovrebbe essere ricondotto ad una sorta di "gioco per adulti", allora anche se già possediamo un regolamento, ufficializziamo le regole fondamentali del gioco.
Come in un gioco però alcune regole non esistono e non potranno mai esistere; se si gioca in gruppo, e noi lo facciamo, non si può stabilire a priori, ad esempio, quale sia il capo e quale la gerarchia.
In un gioco vero la spontaneità e le regole tacite sono importanti come quelle sancite e fatto salvo che per giocare bisogna esserci, poi è proprio nel gioco che l’individuo mostra, dimostra e modifica le proprie abilità e se lo fa questo è sotto gli occhi di tutti: se gioca seriamente non avrà difficoltà nel distinguere colui il quale gioca meglio e migliora, da quello che non lo fa.

Sarebbe così semplice, ma l’uomo è l’animale più complesso della terra...