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Esame 3° kyu PDF Stampa E-mail

MEMORIE DI UN TERZO KYU

Non Lasciatevi ingannare dal titolo “aulico”; questo articolo tratta infatti delle emozioni che si sono susseguite durante l’esame per il conseguimento del 3°kyu.

Chi vi scrive è infatti una giovane giovane cintura verde e questo è uno scritto redatto “a caldo”, con tutte le conseguenze del caso.

Cominciamo dal principio; le prove più difficili sono sicuramente quelle inattese e mai esame fu più inatteso di questo; quando ho sentito pronunciare il mio nome dal maestro e quello del mio “compagno di avventure” la prima cosa che ho pensato è stata “non faremo mica l’esame vero!”; poi la pronuncia da parte del maestro della formula di rito “sostenete l’esame per il conseguimento del 3° kyu”, sicuramente ti toglie ogni dubbio e ti mette davanti alla dura realtà … calmati.. bene ci siamo, cominciamo questa nuova “avventura”.

Ora non starò qui a dilungarmi su come siano venute le tecniche o su argomenti tecnici in generale; primo perché non spetta a me giudicare e secondo perché se proprio volete sapere il mio parere, beh! per quanto mi riguarda facevano tutte abbastanza pena... ammetto di essere pessimista e di credere forse troppo che conoscere una tecnica è diverso dal capire il principio che ci stà dietro.

Quel che è certo è che in quei momenti non ho veramente pensato a nulla... la concentrazione ti priva di ogni emozione momentanea, e anche, per quanto mi riguarda, delle piccole paure che puoi avere affrontando un tomoe-nage o una sforbiciata alta; forse anche la convinzione sbagliata del fatto che “non puoi sbagliare” o che “hai una sola possibilità per farla” ti da quella forza in più per ottenere un risultato almeno vicino allo sperato... è proprio vero che dentro di noi bisognerebbe trovare l’armonia tra corpo e mente ed ancora più vero che con le arti marziali si impara a conoscersi e questo porta un miglioramento di sè; onestamente fino a poco tempo fa non ci credevo, o meglio, non ne ero così convinto.

Ora non ho molta esperienza per parlare di ciò ma posso affermare con certezza che tutti gli esami dei kyu hanno sicuramente una ritualità e parzialmente sono racchiusi all’interno di un cliché predefinito; dico parzialmente perché in ogni esame c’è sicuramente almeno un “elemento sorpresa”, la ”ciliegina sulla torta”, la prova che, in genere, mette più a nudo le tue debolezze o quelle che il maestro ha percepito. Uno dei suoi compiti è “metterti in difficoltà” e questo sicuramente avviene ad un esame, oltre che ovviamente in molti momenti della pratica.

Per quanto mi riguarda la “ciliegina sulla torta” del mio esame è stata una domanda sul dimostrare cosa avevo imparato durante il corso dello yaiba-waza; infatti da febbraio di quest’ anno, ho cominciato anche il percorso dello yaiba-waza ed ero in pratica, l’unico 4° kyu della sede ad aver cominciato ciò.

Mai domanda fu per me così “sconvolgente”, soprattutto perché al sopracitato “compagno di avventura” era appena stato chiesto di difendersi da attacchi non concordati, domanda che forse dentro di me, ritenevo più tranquillizzante...e non chiedetemi il perché.

Immaginatevi quindi la scena di un povero “esaminato” che agitatissimo e tesissimo tentava di spiegare in malo modo quello che aveva appreso nei mesi precedenti; ero talmente agitato che non riuscivo a ragionare su ciò che c’era da dire e su ciò che bisognava fare; la sicurezza e la concentrazione che speravo di avere prima raggiunto se ne erano andati come una foglia che cade da un albero.

Un'ultima cosa; per quanto mi riguarda non mi ritenevo assolutamente pronto per l’esame e so che questo è un’offesa a chi mi ha condotto a fare questi primissimi passi sul percorso... ma è proprio questo che mi da speranza; la fiducia nel mio maestro. Se esso ha ritenuto di “passarmi di grado” significa che ho raggiunto un livello sufficiente per meritarmi la cintura verde e questo mi carica e mi dà sicuramente la forza per continuare in futuro.

Un ultimissimo inciso; sono conscio che il bello (o il brutto, tutto dipende dai punti di vista) debba ancora venire e che in futuro incontrerò difficoltà ben maggiori di questa.

Ciò mi farà magari sorridere rileggendo questo scritto o ripensando a questi momenti a distanza di anni; credo che anche questo faccia parte della pratica.

Carlo Procchio - Sede Ju-Ni