| Giappone, lo Spirito nella Forma |
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Giappone, lo spirito nella forma. Daniela Crovella Nell’immaginario di noi occidentali il Giappone è sempre stato un luogo mitico e leggendario, così lontano dalle nostre terre e dai nostri patrimoni intellettuali, ma così affascinante nella sua storia e cultura da rappresentare un costante modello per arti e filosofie. La sua condizione di isola e i diversi secoli vissuti in un completo distacco culturale e commerciale, hanno permesso al Giappone di cristallizzarsi per lunghi anni nella sua struttura feudale e preservare la propria Cultura. Per millenni le sue tradizioni sono state mantenute intatte e, ancora oggi, fanno parte del patrimonio culturale di ogni giapponese, che sia un letterato, un giovane studente universitario o un capitano d’industria. E’ proprio quest’armonioso e costante rapporto tra gli opposti che rende ai nostri occhi il mondo artistico e cultuale giapponese così attraente: gli opposti principi di Yin e Yang trai quali tutte le cose vengono create e ritornano in un eterno e continuo alternarsi. L’arte, la vita, la cultura, la filosofia nascono da questo dinamismo strettamente legato alla realtà piuttosto che alla speculazione intellettuale, un concetto in cui non c’è spazio per l’antropocentrismo nel rapporto tra l’uomo e le cose, e la bellezza estetica scaturisce da una spiritualità che è un incontro e un confronto tra il pensiero soggettivo e la realtà oggettiva. Laddove la nostra cultura tende razionalizzare, distinguere e categorizzare, il pensiero giapponese tende ad unire e collettivizzare, rifuggendo qualsiasi struttura. La scoperta da parte dell’Occidente di questa stimolante cultura avvenne proprio grazie all’arte; le potenze europee dell’Ottocento, in particolare Francia e Gran Bretagna, guardarono con grande fascino alle arti provenienti dal lontano paese del Sol Levante colpiti dalla semplicità e spontaneità che erano in grado di comunicare. La raffinatezza, la sobrietà e la naturalità degli oggetti d’arte giapponesi resero entusiasta il pubblico delle Esposizioni Universali, e appassionò scrittori e artisti come Émile Zola, i fratelli Goncourt e Vincent Van Gogh, contribuendo a dare inizio alla diffusione di uno stile giapponese che sarà, nei secoli successivi, fonte di ispirazione per diversi ambiti creativi. Per comprendere profondamente l’arte giapponese è necessario calarsi in quella mentalità, in quella cultura per cui la bellezza di un’opera non è data unicamente da ciò che si vede; la vera bellezza è quella che si cela ed esprime il proprio potenziale estetico nell’alternarsi di luci ed ombre, pieni e vuoti. La bellezza orientale sfugge allo sguardo, è misteriosa ed elusiva. Il Giappone, a differenza dell’Occidente, non categorizza in precisi canoni estetici l’opera d’arte; l’arte è libertà, libertà dell’artista e dell’opera stessa che deve esprimersi senza dover, a priori, limitarsi in particolari interpretazioni. Libertà non significa, attenzione, assenza di regole, perché al di sopra di ogni espressione creativa esistono i principi e i metodi della Tradizione da cui l’artista non può e non vuole prescindere. Che sia un artista di shodo, chanoyu, ikebana, yakimono o bonsai, l’uomo deve intraprendere un lungo percorso di conoscenza accanto al proprio Maestro per comprendere i principi filosofici, estetici e metodologici che vivono nella Tradizione. Solo quando avrà fatto propri questi principi potrà interpretarli ed esprimersi con maggiore indipendenza. In Giappone non ci si improvvisa artisti delle arti tradizionali, per trovare e comprendere la bellezza universale espressa dalla Natura, l’artista deve percorrere un lungo cammino tecnico e spirituale che lo porti nel cuore stesso della cose. Il termine Natura non ha mai nella cultura giapponese una connotazione astratta, ma richiama sempre un oggetto, una situazione, un evento, un fenomeno specifico della vita naturale che ha le capacità di sollecitare, con intensità e modalità differenziate, la sensibilità di chi osserva. In tale prospettiva, l’idea della Natura non è mai disgiunta dal senso delle cose naturali (M. De Renoche, Il giardino e la mente. Uomo, Natura e arte tra Oriente ed Occidente., Università degli studi di Bologna Facoltà di Lettere e Filosofia, A.A. 2001/2002.). La Natura non è dunque soltanto uno sfondo entro cui l’uomo agisce, ma rappresenta un modello, il più alto riferimento cui si può ispirare l’artista, che nelle proprie opere cerca di esprimerne la spontaneità, la potenza e le dure leggi. L’arte è tentativo di espressione della Natura, delle sue azioni, dei suoi colori, dei suoi spazi e dei suoi elementi. Ogni opera d’arte è tale se riesce ad esprimere naturalità e armonia fra le parti, secondo gli antichi metodi della Tradizione. La dedizione dei giapponesi alla loro cultura delle origini non deve far pensare a una produzione artistica sempre uguale a se stessa o priva di innovazioni, nel Giappone contemporaneo si è fatto strada il concetto di avanguardia che, anche in questo caso, è profondamente diverso da quanto si intende con lo stesso termine in Occidente. Nella cultura occidentale i concetti di Avanguardia e Tradizione sono spesso ritenuti antitetici, considerando la prima una completa innovazione, sia di stili che di metodi, rispetto al passato. L’estetica legata alla cultura giapponese parte invece da presupposti diversi: l’Avanguardia è fortemente legata alla Tradizione perché è considerata un’evoluzione dal punto di vista stilistico, che libera l’estro e lo spirito dell’artista, ma che non presuppone la negazione di ciò che avveniva in passato. Si tratta di una ricerca di nuove forme espressive, ma sempre rimanendo ancorati agli antichi metodi. Il fil rouge attorno cui la mostra è stata ideata e allestita è proprio questo rapporto tra Avanguardia e Tradizione in due arti che hanno origini antichissime in Giappone, Yakimono, letteralmente cose cotte, che identifica la creazione di opere in ceramica, e Bonsai. Quando beviamo il tè o sorseggiamo un liquore siamo abituati a farlo in tazze e tazzine le cui forme sono perfette e regolari, i colori e le decorazioni seguono delle associazioni cromatiche costanti o sono in tinta unita, la smaltatura, laddove presente, è liscia e lucida. Le ceramiche giapponesi per la cerimonia del tè, le chawan, o i piccoli contenitori dove versare il sakè, i guinomi, o ancora i vasi, i piatti o le teiere hanno caratteristiche completamente diverse. La forma, prima di tutto, assolutamente e completamente irregolare, è uno dei modi per esprimere la diversità e la spontaneità della Natura. Le mani dell’artista quando modellano, non inseguono la perfezione di linee regolari, ma cercano di ricalcare le forme della Natura e la loro immediatezza. I colori non sempre sono dati dalla smaltatura, ma semplicemente dalla reazione che la materia argillosa ha a contatto con la fiamma, dalla posizione che il pezzo ha rispetto ad altri nel forno, dal metodo con cui viene interrotta la cottura o avviene il raffreddamento. Un’arte fatta di grandi capacità tecniche dell’artista che deve conoscere a fondo i materiali e come essi reagiscono chimicamente, le diverse metodologie di cottura e di realizzazione delle smaltature; un’ arte fatta di profonda conoscenza della Tradizione e dei suoi metodi, oltre che di completa sintonia con la Natura e i suoi elementi per esprimere nella forma dell’opera, lo spirito e la bellezza universale. Un ceramista componendo un’opera deve essere padrone dei cinque elementi: della terra e dell’acqua, materie prime della sua arte, del fuoco e dell’aria, fondamentali per compiere correttamente il processo di cottura, del Vuoto, fonte primaria delle forme d’arte tradizionali. Il Vuoto come condizione necessaria per creare, per raggiungere la comunione estetica con l’energia della Natura e riuscire ad esprimerla in un oggetto che sarà universalmente unico. I bonsai sono alberi, alberi che vivono in zone particolarmente impervie, dove il terreno entro cui crescere è poco e le condizioni atmosferiche sono spesso avverse; alberi che hanno subito un trauma dalla Natura matrigna e solo una piccola linfa continua a vivere dentro di loro. I bonsai sono guerrieri della Natura. L’arte bonsai crea per esprimere la lotta e la determinazione di questi alberi la cui maestosità e potenza espressiva non hanno nulla a che invidiare ai loro corrispettivi in dimensioni naturali. Osservando un bonsai si rimane spiazzati dall’energia che riesce a comunicare, nonostante si tratti di una miniatura, e dalla bellezza e armonia della sue forme, seppur a volte contorte e incurvate. Anche in questo caso l’artista si fa strumento e cerca di ricreare quanto la Natura farebbe all’albero con le sue dure leggi in secoli e secoli di vita. Un’arte, una Via, fatta di complesse tecniche di potatura e coltivazione, una profonda conoscenza dell’estetica della Natura, cui si ispirano tutte le arti tradizionali giapponesi, e decenni, quando non sono secoli, di lavorazione e attesa che l’albero maturi quelle caratteristiche proprie del bonsai. Le capacità botaniche e la sensibilità estetica permettono all’artista di interpretare la Natura e, al contempo, modificarla creando un’opera d’arte. Ecco, dunque, che ceramica e bonsai, apparentemente arti così lontane, traggono origine dal comune metodo di interpretare e creare l’arte come espressione il più possibile spontanea e immediata della Natura, in cui la Tradizione e i suoi principi sono valori assolutamente fondanti e imprescindibili e la personalità dell’artista si stempera nel materiale che intende manipolare, operando una riduzione e non un’esaltazione della propria centralità. La mostra Giappone, lo spirito nella forma. CERAMICA e BONSAI. intende condurre il visitatore alla scoperta di queste arti e alla ricerca in esse di quei valori estetici e spirituali comuni. Un percorso espositivo fortemente emotivo accompagnerà il pubblico nell’interpretazione di una cultura affascinante, in cui strutture e categorie sono bandite per dare libero spazio alla sensibilità di chi osserva l’opera. |











